Visto che in queste settimane non succede nulla di incredibile, e visto che la primavera non vuole saperne di far capolino e mi fa rimpiangere i dì dell'estate che fu, mi tornano alla mente due personaggi, due comparse del viaggio nel sud ovest francese. Personaggi semplici e genuini, specchio del luogo in cui viaggiavamo, quasi irreali, tanto che per un attimo viene voglia di afferrare un oggetto fino a farsi male, per chiedersi ma sarò davvero qui?
Il primo, è il venditore di couscous alle porte della Camargue. E' domenica, e lasciata Marsiglia sembra che la vita sia scomparsa. Ci sono le case, certo, le strade e tutto il resto, ma non ci sono le persone. Attraversiamo paesi fantasma, con il sole allo zenith, come nel vecchio west. E trovare anche solo un bar dove mangiare, appare impossibile. Ci fermiamo in un paese sulle sponde di un lago che non credevo esistesse (siamo a due passi dal mare), e forse non esiste davvero. C'è pure un porticciolo, ma tutto è fantasma. Finalmente, tra le vie di negozi chiusi, un cartello: domenica couscous, sette euro. Evviva. Ma il ristorante sembra non esserci. Eppure, basta guardare bene: il ristorante è una vetrina, e dietro una cucina dei primi del secolo, un lavello, qualche tavolo, due seggiole, pentoloni sui fornelli. Il vecchio proprietario, un uomo alto e magrissimo, dai lineamenti maghrebini, ci accoglie affettuosamente. Ovviamente siamo gli unici clienti. Couscous? Couscous. Mette a riscaldare la pentola, e in un attimo ci serve cibo in abbondanza, ricco di carne e verdura. Quasi esplodo. Ma lui vorrebbe che mangiassimo ancora, e pensa che rifiutiamo per cortesia. Sara gli chiede di poterlo fotografare, e lui posa orgoglioso davanti alle pentole. Se non fosse per quello scatto, penserei che non è mai esistito nemmeno lui.
Il primo, è il venditore di couscous alle porte della Camargue. E' domenica, e lasciata Marsiglia sembra che la vita sia scomparsa. Ci sono le case, certo, le strade e tutto il resto, ma non ci sono le persone. Attraversiamo paesi fantasma, con il sole allo zenith, come nel vecchio west. E trovare anche solo un bar dove mangiare, appare impossibile. Ci fermiamo in un paese sulle sponde di un lago che non credevo esistesse (siamo a due passi dal mare), e forse non esiste davvero. C'è pure un porticciolo, ma tutto è fantasma. Finalmente, tra le vie di negozi chiusi, un cartello: domenica couscous, sette euro. Evviva. Ma il ristorante sembra non esserci. Eppure, basta guardare bene: il ristorante è una vetrina, e dietro una cucina dei primi del secolo, un lavello, qualche tavolo, due seggiole, pentoloni sui fornelli. Il vecchio proprietario, un uomo alto e magrissimo, dai lineamenti maghrebini, ci accoglie affettuosamente. Ovviamente siamo gli unici clienti. Couscous? Couscous. Mette a riscaldare la pentola, e in un attimo ci serve cibo in abbondanza, ricco di carne e verdura. Quasi esplodo. Ma lui vorrebbe che mangiassimo ancora, e pensa che rifiutiamo per cortesia. Sara gli chiede di poterlo fotografare, e lui posa orgoglioso davanti alle pentole. Se non fosse per quello scatto, penserei che non è mai esistito nemmeno lui.
Sulla strada del ritorno, Sara mi convince che vuol comprare dal foie gras da un venditore sulla strada: siamo vicini a Tolosa, questa è la regione del foie gras. Abbandono la strada e seguo i cartelli, arrivando alla cascina. Il proprietario ci fa strada, festoso. E' l'opposto del maghrebino: basso, tracagnotto, rubicondo. Si vede che mangiare anatre riempie. Lui e la moglie, una donna portoghese finita non si sa come in questo lembo di campagna, ci raccontano vita morte e miracoli dell'anatra, della sua anatomia, dei suoi sapori. Per loro, Sara è ma femme. Ovviamente comperiamo tutti e due qualche scatoletta. E siccome da queste parti non passano molti acquirenti, a lui non par vero di poterci raccontare la sua storia. E allora scopriamo che è un ex soldato dell'ONU, rimasto ferito non ricordo dove, e ad un certo punto della sua vita s'è detto che non valeva la pena di rischiare la vita, e che allevare anatre in guascogna era probabilmente più tranquillo. Come dargli torto. Non ci lascia più, ma è divertente ascoltare i suoi racconti, le sue riflessioni sul mondo e sui giovani. Fino a quando la moglie non si affaccia, e lo sgrida perché non ci fa più partire.
http://www.flickr.com/photos/conimieiocchi/4412703425/in/set-72157623565048318/
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