lunedì 8 febbraio 2010

La caccia all'università

Una storia di quasi tre anni fa, che mi è saltata alla mente ieri notte, senza motivo, in uno di quei momenti in cui speri che il continuo rigirarti tra le coperte possa ipnotizzarti e farti così cadere tra le braccia di Morfeo.
Dicevo. Era giugno 2007. Cercavo di iscrivermi in un'università francese. Ho già la mia prima scelta, ma per scrupolo mando il curriculum pure ad una seconda università, perché non si sa mai. Due giorni dopo, la segretaria mi chiama: non perdono tempo, questi. Il dialogo suona pressapoco così: "Abbiamo letto il suo curriculum, ci interessa, vorremmo conoscerla e che lei potesse discutere con il responsabile della formazione, venerdi le va bene? a che ora preferisce?" "Possiamo fare verso le dieci?" "Le dieci?! No, troppo tardi, verso le nove?" "possiamo fare nove e mezza" "non credo" "allora alle nove" (e perché diavolo mi chiedi a che ora preferisco, allora?)
Venerdi, alle nove meno dieci scendo dal treno. Treno: perché la seconda scelta sta in tanta malora, mica si diventa seconda scelta senza un motivo. Trovo l'ingresso dell'università, e penso: no, c'è un errore. In effetti mi sembra di essere in una scuola media di periferia, o al massimo in un oratorio costruito negli anni settanta. Uno spiazzo di cemento, dove qualcuno gioca a calcio, e due edifici a due piani di cemento. Punto. Alla faccia del design. Cerco senza successo la segretria, non c'è nessun cartello. Un'anima pia mi ascolta e mi spiega dove andare: in effetti, dietro il primo edificio c'è una sorta di giardino, un po' in salita, che termina con una casupola in mattoni, stile campagna: la segretria. Sono molto perplesso. Entro, mi dicono di aspettare un attimo. Sono nell'ingresso della casupola, sembra il circolo delle bocce di abbiategrasso. Un tavolo rotondo, delle coppe di misera fattura esposte su scaffali cadenti, una seggiola nel camino (sì, c'è un camino). Al dio degli scherzi piace fare marachelle, ma sa anche darti anche una mano, e io quel giorno lì ho senza alcuna ragione in tasca la macchina fotografica, e allora ecco a voi l'ingresso della segreteria dell'università.
Seguì il colloquio col resposabile, che con molta obiettività mi suggerì di tralasciare la mia prima scelta, e di stare lì da loro, perché lui insegnava in entrambe le università e poteva assicurarmi che questa era ben migliore di quella. Manco fossi uno di quegli sportivi che si portano dietro uno sponsor che paga. Mah.
A volte mi chiedo come sarebbe la mia vita se avessi dovuto farmi tutti i giorni un'ora di treno per andare al circolo delle bocce...

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